21 Dicembre 2023

Caro Babbo Natale…

Così sono iniziate molte delle letterine che ti ho scritto nell’arco della mia infanzia, con l’entusiasmo nel cuore, la cura nello scrivere con una bella calligrafia e la speranza che ti ricordassi di me dagli anni precedenti.

Tante erano le richieste da esporti ogni volta, che non sarebbe bastato un solo foglio per farti tutto un elenco preciso e dettagliato di ciò che desideravo di più e sono quasi sicura fosse una cosa comune a tutte noi anime libere ed innocenti, che sognavano la vita e credevano all’impossibile. Forse proprio per questo motivo i “grandi”, anime perse e sbadate che ormai di te hanno solo un ricordo nostalgico e quasi di vergogna per essere stati un tempo anche loro dei sognatori, intervenivano tempestivamente a raccomandarci di non scrivere più di tre o cinque richieste. E così imbottigliavamo tutti i nostri sogni, i nostri desideri, i nostri graziosi vizi e capricci e le nostre speranze in quel ridotto elenco puntato per chiederti forse quelli che apparentemente sono solo giocattoli, ma dietro ai quali si celava la nostra voglia di essere felici, amati e di sentirci liberi di essere e volere ciò che più desideravamo.

Oggi sono qui a scriverti di nuovo, ormai adulta, un po’insoddisfatta e più cinica di quanto sperassi, ma in fondo ancora un’inguaribile sognatrice. Ti scrivo per farti sapere, se mai dovesse interessarti, che le cose non sono andate proprio come speravo… Ho ricevuto molti doni durante l’arco della mia vita e ne sono grata, ma ne ho persi anche parecchi, forse quelli di più valore ed importanza per me, inghiottiti nel buio delle mie paure che si sono fatte strada nella mia mente nell’esatto momento in cui tu ti sei allontanato un passetto alla volta sempre di più, per tornare in un luogo a cui sembra che io non possa più accedere.

Per anni sotto l’albero, avvolti in quelle carte luccicanti e colorate, ho trovato solo piccoli mostriciattoli terrificanti, ai quali credo di essermi affezionata un po’ troppo e che sono diventati parte di me senza che me ne rendessi conto, anzi, credo anche di aver lasciato loro molto spesso la libertà di nutrirsi di quello che ero e di prendere il controllo di una vita che non sento tutt’oggi ancora del tutto mia.

E bada bene, Babbo, questi mostriciattoli sono esattamente l’opposto dei tuoi dolci e simpatici aiutanti elfi. Questi esserini sono qualcosa di orrendamente corrosivo per la mente, terribilmente furbi e senza pietà.

Mi hanno fatta sentire inadatta, inutile, triste e disperata… Mi hanno sussurrato cose terribili ed indicibili all’orecchio per parecchio tempo, tanto che ho iniziato a dubitare di me e di qualsiasi persona cercasse di aiutarmi. Mi hanno fatto credere di essere io il problema, di essere un peso per gli altri, di non poter mai essere desiderata ed amata, di non essere valida in nulla, e che l’unica soluzione sarebbe stata scomparire, dissolvermi e seguirli nella loro tana segreta dove sicuramente sarei stata meglio, lontana da tutti quei colori e quelle emozioni così prepotenti che scalpitavano dentro di me. Così ho cercato di non esistere, di annullarmi e di odiarmi più che potevo, fino al midollo…
Come mi hanno suggerito loro, quegli allettanti mostriciattoli che giuravano di offrire un porto sicuro alla mia mente stanca di lottare contro se stessa e contro la vita, tanto che alla fine credo di essere diventata per un periodo anche io uno di loro, un mostriciattolo troppo intento ad auto sabotarsi per poter dedicare del tempo a fiorire. Ho fatto parte del loro circolo esclusivo che prometteva sicurezza e protezione. Ti dirò, caro Babbo, per un po’ è stato davvero rassicurante, o è quello che mi hanno fatto astutamente credere loro.

Ma a lungo andare anche la tana più sicura, nascosta ed oscura viene colpita dalla luce dei colori, dai suoni e dalla vita e ammetto che all’inizio ho lottato anche per scacciarla tutta questa ondata di chiarezza, mi sono aggrappata con tutte le mie forze al baratro del buio perché alla fine non ne vuoi più uscire da quel piccolo nascondiglio che tutto sommato è diventato quasi accogliente… Era il mio rifugio, la mia zona sicura dove non dover affrontare nulla, dove non dover neanche fare lo sforzo di vivere e dove non dover fare i conti con chi ero diventata, o meglio, con la versione di me che i mostriciattoli mi dicevano fossi diventata. Ma anche i mostriciattoli alla fine mi hanno voltato le spalle, ora non mi danno più protezione, scagliano contro il mio corpo stanco solo colpi sempre più dolorosi e strazianti che io da sola non so più affrontare.
È per questo che ti scrivo, caro Babbo Natale, o forse, con queste parole, spero di raggiungere la versione di me che nello scriverti era ancora piena di speranza e gioia, pronta a mangiare quel mondo che invece piano piano l’ha un po’ divorata. La cerco per chiederle aiuto, per chiederle perdono per averla tradita e per farle la lista dei doni che vorrei mi concedesse nuovamente e che io ho, stupidamente ed ingenuamente, sprecato persa nei meandri di un labirinto dal quale non volevo uscire…

Quindi, caro Babbo, e cara me, ecco i regali che vorrei trovare sotto l’albero, e questa volta non mi risparmierò:

  • Un orologio, ma di quelli che non segnano il tempo che passa come una condanna silenziosa verso una scadenza fittizia. Ne vorrei uno che mi ricordasse che ogni secondo è il tempo perfetto e che non esiste nessun ritardo, nessun anticipo, il tempo scorre con me ed ogni momento è quello giusto ed adatto per quello che voglio fare. Un tempo che sia occasione, che sia tempo debito, che sia tempo opportuno.
  • Una candela al profumo di speranza, da accendere ogni qual volta la mia mente tornerà in luoghi bui ed angusti e mi tenderà trappole quasi mortali, in quei momenti vorrei avere la possibilità di far bruciare questa candela con la speranza che mi possa indicare la via per ritrovare la vita e me stessa; andrebbe bene anche una candela al profumo di fiducia in me stessa se quella alla speranza fosse esaurita.
  • Una gomma, di quelle profumate e a forma di arcobaleno. Bella grande mi raccomando, per cancellare l’amore che provo chi non lo vuole e lo ha rifiutato.
  • Se la trovi anche una di quelle colle con i glitter, così posso ricomporre i pezzi del mio cuore andato in frantumi e renderlo più luccicante che mai.
  • Un peluche a forma di unicorno, che mi tenga compagnia, mi protegga e mi aiuti a superare quei momenti in cui sento un terremoto dentro di me, quando il fiato diventa corto e l’aria sembra non entrare più nei polmoni che bruciano doloranti, quando le gambe tremano, la testa esplode, il cuore sembra bucarmi il petto, ma il mio corpo è paralizzato e non riesce a muoversi e reagire, lasciandomi inerme e senza forze.
  • Un matitone, quello con la mina multicolor, per ridisegnare a colori il mio amore verso me stessa in primis, e poi anche verso gli altri, perché smettere di amare significherebbe morire ancora un po’, e questo non lo voglio più fare, vorrei saper dare e ricevere amore come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, che in fondo lo è.
  • Un caleidoscopio, che mi aiuti a vedere la vita sotto altri, diversi e meravigliosi punti di vista, che i miei occhi affaticati dal buio e dall’apatia non riescono a riconoscere.
  • Un set di emozioni, lo vorrei completo, sia di quelle belle e piacevoli che vorresti sempre provare e che ti riempiono il cuore, ma che contenga anche le emozioni più difficili da sopportare, quelle che sono scomode, dolorose ma che alla fine ti fanno sentire più viva se le lasci fluire…e vorrei fosse incluso anche un manuale di istruzioni, per saperle usare al meglio e farle mie, tutte, senza allontanarmene e senza temerne nessuna.
  • Un buono senza scadenza per qualche chiacchiera in più con la mia famiglia. Non siamo mai stati molto uniti e aperti ma spero potremmo darci la possibilità di avvicinarci un po’ di più ed incastrarci meglio come pezzi di un puzzle che finalmente viene completato ed incorniciato.
  • Dei rollers, per imparare a rimanere in equilibrio tra gli alti e bassi della vita, continuando però ad andare avanti, ma senza più soccombere.
  • Uno zaino, da riempire con ricordi, esperienze, situazioni e periodi che anche se dolorosi fanno parte di me, e che non posso e non voglio dimenticare.
  • Una paletta ed un secchiello, per poter seppellire nella spiaggia della mia infanzia l’odio verso me stessa, così che il mare, a cui tanto sono affezionata, possa piano piano eroderlo e smussare quei taglienti ed appuntiti spigoli per trasformarlo in brillanti e finissimi cristalli di sabbia.
  • Una forbice, per accorciare la distanza tra me e le persone che mi vogliono bene, ma che tendo sempre ad allontanare per paura di deludere.
  • Una guida agli abbracci, per imparare a darli e riceverli senza sentirmi a disagio.
  • Un megafono, per far sentire la mia voce quando il mondo mi fa credere di non valere nulla ed urlare a squarciagola che ci sono anche io.
  • Dei fazzoletti profumati e colorati possibilmente, perché piango tanto, tantissimo, forse troppo ma non voglio più vergognarmi della mia sensibilità ed emotività; e per lacrime importanti servono fazzoletti all’altezza, che sappiano asciugarle ed accoglierle e mai più rinnegarle.
  • Uno specchio, ma di quelli che ti guardano dentro, nell’anima e non si fermano solo al lato esteriore e superficiale. Voglio uno specchio che mi mostri il mio riflesso con un sorriso sulle labbra pronto a dirmi che sono stupenda, e vado bene per quello che sono, dentro e fuori, che mi rassicuri sul fatto che anche se il mio corpo cambia ed è mutevole, si deteriora, si sforma, si allarga e si stringe più velocemente di una fisarmonica, la mia essenza rimane immutata, il mio valore non cambierà mai in base ad una forma e che io sono molto di più di un semplice contenitore fatto di carne ed ossa. 

Questo è quello che vorrei ricevere da questo Natale in avanti, caro Babbo Natale, l’indispensabile per vivere e non solo sopravvivere…

Dopo tutto credo che ognuno di questi regali mi spetti di diritto da molto tempo, forse ci ho messo un po’ per reclamarli e rendermene conto, forse a volte ero troppo spaventata anche per chiedere solo una di queste cose, come se non me le meritassi, come se non mi appartenessero e non potessi avere la presunzione di desiderarle o peggio esigerle e farle mie. Ma ora che vedo qualche colore in più e la tana inizia a starmi stretta e a franare sotto i miei passi in direzione dell’uscita, mi rendo conto di dover richiedere tutti questi regali a gran voce, nessuno escluso, me li riprendo uno ad uno, pacchetto dopo pacchetto, e questa volta nessuno mostriciattolo interferirà tra me e i miei doni.

Ti ringrazio come sempre perché so che non potrai far altro che esaudire tutte le mie richieste.

Con affetto e malinconia.
Buona Natale,

Martina

Articolo di Magda
per il progetto “Attivismo Digitale