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Clubhouse e Progetto Itaca – Corriere Salute

Clubhouse e Progetto Itaca – Corriere Salute

29/11/2019

L’isolamento fa male e si cura nelle Clubhouse

New York, 1948. Ex ospiti di un ospedale psichiatrico, dal quale sono state dimesse, hanno il sentito bisogno di continuare a frequentarsi per stare insieme e per aiutarsi nel quotidiano e una giornalista decide di raccontarne la storia. Così, in un palazzetto sulla 47° strada, nasce Fountain House il primo modello di quella comunità oggi conosciuta e diffusa in tutto il mondo come Clubhouse. Attualmente le Clubhouse sono 305, in 36 paesi differenti, e certificate tramite standard da parte dell’Associazione Clubhouse International. Oggi le sedi sono frequentate da più di 100mila soci.

Ma cosa sono le Clubhouse? A cosa servono?
“A curare l’isolamento”, dice Ralph Aquila, psichiatra annesso alla Fountain House. “Non è solo retorica. L’isolamento è una malattia per questi pazienti. Noi psichiatri riusciamo a trattare le patologie mentali, anche quelle gravi, dalla schizofrenia alla depressione. Ma dopo la dimissione dagli ospedali resta il problema della solitudine e dello stigma sociale. Le Clubhouse servono a contrastare tutto ciò”.

L’obiettivo è quello di supportare e sostenere le persone affette da disturbi della Salute Mentale fornendo un ritorno alla comunità.

In che cosa sono diverse le Clubhouse?
“Sono centri separati dalle strutture medico psichiatriche, lavorano su una strada parallela, ma non prevedono specialisti. Non sono inoltre centri residenziali, ma diurni. Sono luoghi di ritrovo, studio e lavoro. L’obiettivo primario è il reinserimento sociale e favorire l’accesso al mondo del lavoro.” Dice Beatrice Bergamasco, ex presidente di Progetto Itaca Milano. 

L’organizzazione internazionale non fornisce aiuti economici ai propri affiliati, ma offre consulenze per il fundraising, la formazione personale e la comunicazione. Il modello delle Clubhouse è regolato da una costituzione che comprende 37 standard  che a ogni meeting annuale vengono analizzati e riorganizzati. Ed è proprio in questa uniformità sta il segreto del loro successo: l’omogeneità permette di misurare quello che si sta facendo, di confrontare le comunità tra loro e con altre esperienze simili, permette insomma una ricerca.

“A tutt’oggi abbiamo pubblicato 900 ricerche sulle riviste scientifiche di tutto il mondo. Più di 60 di questi sono ricerche di prima classe sia cliniche che socio-pedagogiche. I Soci delle Clubhouse hanno  un alto tasso di occupazione (43%), mostrano un calo significativo di nuove ospedalizzazioni e di suicidi, una riduzione delle incarcerazioni e una salute fisica e mentale migliore.”, dice Coleen McKay della Medical School dell’Università del Massachusetts.

Articolo tratto da
Corriere Salute – Inserto de “Il Corriere della Sera”
editto da Riccardo Renzi

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