
La prima volta che ho avuto un attacco di panico non sapevo cosa stesse succedendo al mio corpo e alla mia testa: ero al lavoro quando all’improvviso tutto è diventando opprimente, tutto intorno a me si è fatto ovattato, tremavo e sudavo contemporaneamente, il cuore mi batteva all’impazzata quasi come se volesse uscire fuori dal mio petto. La vista si annebbiò e una scarica di brividi mi percorse sul tutto il corpo.
Era la prima volta che mi accadeva un attacco di panico.
Tutto ritornò un anno fa, ero in una piena crisi depressiva ma non volevo farmi aiutare né ammettere che ne avessi bisogno. Non volevo deludere la mia famiglia, non volevo deludere me stessa. Potevo farcela da sola. Ho continuato senza fermarmi a fare la mia vita sebbene piena di paure e attacchi di panico continui, anche più volte al giorno. Dopo ogni attacco mi sentivo svuotata, nulla aveva senso, non volevo fermarmi perché mi sentivo una perdente se avessi chiesto aiuto, chi avrebbe mai voluto avere al proprio fianco una persona così debole? Questo era un mio pensiero ricorrente e ho avuto paura di finire nel baratro più profondo e lasciarmi andare.
Dati Istat pre-pandemia, segnalano che in Italia viene stimato che il numero di persone con un problema di depressione supera i 2,8 milioni, cioè il 5,4% dei cittadini con più di 15 anni. La metà dei casi di depressione è associato anche al disturbo cronico di ansia grave, disturbo che colpisce 2,2 milioni di persone (4,2% della popolazione con più di 15 anni). Oggi giorno sono molti di più i casi di depressione correlata da ansia cronica. I social media e i lavori sempre più impegnativi dal punto di vista psicologico, mettono a dura prova la salute psicofisica dei giovani e dei nuovi adulti.
Molti pensano che l’ansia sia solo una situazione passeggera e quindi questa viene facilmente confusa con l’ansia naturale come quella che si vive prima di un colloquio di lavoro o un esame importante, ma la depressione ansiosa è tutt’altro.
Molti sono i segnali che possono inviare le persone che ne soffrono: preoccupazione eccessiva per tutto quello che ci sta intorno, paura di uscire di casa o di fare anche le piccole attività quotidiane, mancanza di appetito, tensione fisica e mentale, pianto frequente senza un apparente motivo. A tutti questi segnali si aggiunge, purtroppo, anche il pensiero suicida. Sono molte le persone che vivono questa situazione da sole, senza poterne o volerne parlare apertamente con famigliari o professionisti.
Da recenti studi si può notare come l’85% di coloro che soffrono di depressione vivevano anche uno stato d’ansia, di questi il 35% aveva anche disturbi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo o disturbo da stress post-traumatico.
Douglas Bloch, autore di “Guarire dalle depressione” spiega cosa accadeva a lui durante gli attacchi di panico, mi sono rivista in un passo del libro che vorrei condividere con voi: “Il mio corpo era posseduto da una forza caotica e demoniaca che mi portava a tremare, camminare avanti e indietro e colpirmi violentemente il petto e la testa”.
Io mi rivedo li, seduta sul letto, le lacrime, i pugni e i graffi che mi facevo sulle braccia per cercare di far andare via quei pensieri catastrofici e tutte quelle paure che avevo nella testa, ma tutto questo non mi calmava, anzi peggiorava la situazione.
Quando mi resi conto di essere arrivata a toccare il fondo decisi che era il momento di chiedere aiuto, il supporto psicologico e psichiatrico mi sta aiutando ad uscire da questa situazione. Credo di essere riuscita a lavorare su di me, trovando un mio equilibrio, perché non importa dove corri, non potrai mai scappare dalle tue paure anche se le tieni chiuse in un cassetto, seppellite sotto la sabbia, loro sapranno tornare da te, più forti di prima. Ci vuole coraggio per affrontare le nostre paure, il giudizio della società, il doversi fermare dal lavoro e dalla routine quotidiana senza sentirci dei falliti. Senza pensare di essere un peso o una persona che non ha più nulla da dare alla vita.
Spero che, chi leggerà questo articolo e sta vivendo uno momento come quello che ho vissuto io, possa trovare la forza di chiedere aiuto ai medici competenti e la fortuna di avere accanto a sé una mano amica che stringe la tua durante una brutta crisi, in un bagno, che ti asciughi le lacrime e ti aiuti a respirare contando piano piano fino a dieci.
Articolo di Susanna Albanese,
dal progetto di Attivismo Digitale.