08 Settembre 2022

La pandemia da Covid-19 ha radicalmente cambiato la vita della popolazione mondiale.
Dalla fine del 2019, in pochi mesi, il virus si è diffuso con impressionante velocità in tutto il mondo, generando terrore e paura.

A causa della facile trasmissibilità del virus, fin da subito si è registrato un esponenziale tasso di crescita di contagi. Per questo motivo, è stata necessaria per la prima volta nella storia l’attuazione di misure collettive di contenimento dei contagi, tra cui il lockdown, l’isolamento domiciliare, il distanziamento sociale, l’uso dei dispositivi di protezione individuale e la sanificazione degli ambienti e delle mani.

Il Covid-19 nel 2020 era un virus nuovo anche per la medicina, non si conoscevano i sintomi, il decorso, la prognosi e un trattamento sperimentale comprovato. Ogni virus nella storia è stato una minaccia invisibile e ha avuto un forte impatto sulla popolazione.

Mentre la maggior delle epidemie nella storia sono state circoscritte a determinate aree geografiche, quella da Covid-19 è risultata molto più infettiva, diffusa e soprattutto ha coinvolto la vita di tutti i giorni. Nessun virus prima d’ora aveva radicalmente modificato lo stile di vita della popolazione globale.

L’imposizione di regole restrittive e la mancanza di contatto sociale, hanno contribuito all’incertezza generale relativa al virus, impattando significativamente sulla Salute Mentale di tutti. Tutti questi fattori hanno contribuito alla crescita dell’attenzione mediatica su quanto stava accadendo, facilitando la costruzione di una rappresentazione ambigua e minacciosa del virus.

È facile capire come tutto questo abbia causato delle gravi conseguenze sul benessere psichico dell’intera popolazione e in particolare sugli individui più vulnerabili o con disagio mentale preesistente. Diversi studi sulle conseguenze psicologiche del Covid-19, hanno mostrato principalmente un aumento generale della sintomatologia ansioso-depressiva, nonché la comparsa o l’esacerbazione di molti altri disturbi mentali.

L’isolamento sociale, specie il lockdown più serrato di inizio 2020, ha catapultato le persone in una realtà nuova e difficile. La propria casa è diventata il proprio mondo, ma non sempre la propria casa è un posto sicuro in cui stare e non sempre promuove benessere e tranquillità. Anche nelle situazioni di vita migliori, la privazione delle relazioni interpersonali equivale alla privazione di uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano.
L’aumento dei livelli di tristezza, di solitudine, di depressione, di ideazione suicidaria, di perdita di relazioni significative e di senso della vita causati dall’isolamento è aumentato esponenzialmente.

La didattica a distanza è stato uno dei mezzi usati per ovviare all’impossibilità di recarsi nelle scuole. Non tutte le famiglie avevano la possibilità di dispositivi per la connessione online e al momento del ritorno nelle classi, i livelli di ansia sociale di bambini e ragazzi sono aumentati. Lo schermo è un posto più sicuro per interagire con l’altro, l’interazione è indiretta e non necessita di sforzo e autenticità come nella vita reale.

Un altro importante fattore di rischio, specie per lo sviluppo di sintomi ansiosi, è da ricercare nelle caratteristiche del virus stesso. Frequentemente i sintomi da COVID-19 sono blandi e possono passare inosservati, questo può incrementare l’ansia da contagio e il controllo compulsivo dei sintomi, soprattutto per coloro che sono intolleranti all’incertezza.

L’intolleranza all’incertezza è l’incapacità di sopportare l’ambiguità causata dall’assenza di informazioni certe. Questa contribuisce a molte condizioni legate all’ansia, tra cui il disturbo ossessivo compulsivo e l’ansia di malattia.
Per quanto riguarda l’ansia di malattia, l’intolleranza all’incertezza può causare un’errata interpretazione delle sensazioni fisiche, generando forte ansia e la conseguente messa in atto di comportamenti di sicurezza per ridurne il livello. Gli individui suscettibili all’ansia per la propria salute tendono alla ricerca di rassicurazioni da diverse fonti di informazione, sfociando spesso nella ricerca ossessiva di informazioni rassicuranti sulla propria salute fisica, attraverso la consultazione di siti online. Infatti, la mole di informazioni disponibili offre l’opportunità di un consumo eccessivo di notizie, che rischia di diventare una forma di controllo compulsivo.
Lo stesso vale per l’ansia e la paura dei sintomi gravi del Covid-19, che hanno generato il terrore del contagio e l’evitamento delle relazioni sociali, la paura di contagiare i membri più fragili della famiglia, l’eccessivo senso di responsabilità. Il controllo di se stessi e degli altri è una tematica che caratterizza questa pandemia. Il controllo è anche uno dei principali fattori alla base di tutti i disturbi d’ansia. Sollecitare comportamenti controllanti come il monitoraggio continuo dei propri sintomi, della temperatura corporea, dell’adeguata distanza interpersonale, è diventato terreno fertile per molte sintomatologie ansiose, che si sono sviluppate o esacerbate se già preesistenti. 

La gestione, di per sé difficile, della pandemia non ha tutelato la Salute Mentale e anche oggi, a distanza di due anni e mezzo, le conseguenze sono diffuse e importanti e la loro presa in carico è rimasta fortemente inefficace. Non è scontato saper gestire un tale stravolgimento di vita, non è scontato reagire positivamente. Non tutti sono pronti e ben strutturati per un simile stress, specie bambini e giovani. È fondamentale considerare l’eterogeneità delle condizioni di Salute Mentale delle persone, sostenere le vulnerabilità, le fragilità che sono crollate sotto il peso del cambiamento e della paura.


Articolo realizzato da Arianna,
per il progetto “Attivismo Digitale

Covid-19 e Salute Mentale