di Maria Gorlani
Quando si parla di salute mentale e di percorsi di reinserimento per persone con problemi giudiziari, famiglie, servizi e associazioni si trovano spesso davanti a una domanda complessa: esistono interventi terapeutici capaci di ridurre l’aggressività, favorire il cambiamento e interrompere il ciclo della recidiva?
Un recente studio clinico ed economico pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One offre indicazioni incoraggianti. La ricerca ha valutato il Trattamento Basato sulla Mentalizzazione, o MBT (Mentalisation-Based Treatment), rivolto a uomini adulti con Disturbo Antisociale di Personalità inseriti in regime di libertà vigilata in Inghilterra e Galles.
I risultati mostrano che l’MBT può contribuire a ridurre l’aggressività e migliorare la qualità della vita delle persone coinvolte. Lo studio evidenzia inoltre un possibile vantaggio economico per la collettività, grazie alla riduzione dei periodi di detenzione e di alcuni costi legati ai reati.
Che cos’è la mentalizzazione?
La mentalizzazione è la capacità di comprendere i propri comportamenti e quelli degli altri mettendoli in relazione con stati mentali come pensieri, emozioni, desideri e intenzioni.
Nelle persone con Disturbo Antisociale di Personalità può essere presente una difficoltà nel riconoscere e interpretare gli stati d’animo altrui e nel regolare le proprie emozioni. Questa difficoltà può contribuire a impulsività, reazioni aggressive e comportamenti che hanno conseguenze importanti sulla vita della persona e di chi le sta vicino.
Il trattamento MBT lavora proprio su questa capacità: aiuta la persona a fermarsi, riconoscere ciò che sta accadendo dentro di sé e nella relazione con gli altri e riflettere prima di agire impulsivamente. 2026 18 MBT per pazienti forensi
Lo studio: due anni di osservazione.
Lo studio, denominato MOAM, ha coinvolto un ampio gruppo di uomini adulti con diagnosi di Disturbo Antisociale di Personalità e una storia di comportamenti violenti.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi.
Un gruppo ha seguito il normale percorso previsto dalla libertà vigilata; l’altro ha affiancato alla presa in carico ordinaria anche il trattamento basato sulla mentalizzazione.
I ricercatori hanno seguito i partecipanti per 24 mesi, confrontando gli effetti dei due percorsi.
Meno aggressività e meno tempo trascorso in carcere
Rispetto alle persone che avevano ricevuto soltanto la presa in carico ordinaria, quelle che avevano partecipato al percorso MBT hanno mostrato una significativa riduzione dei livelli di aggressività.
È emersa anche una differenza nel tempo trascorso in carcere nel corso dei due anni di osservazione: circa 4,5 mesi nel gruppo MBT, rispetto a circa 7 mesi nel gruppo di controllo.
Un dato particolarmente rilevante perché mostra come un intervento psicoterapeutico possa avere effetti che vanno oltre il benessere individuale, incidendo anche sui percorsi giudiziari e di reinserimento.
Un miglioramento della qualità della vita
Lo studio ha valutato anche la qualità della vita percepita dai partecipanti.
I miglioramenti hanno riguardato diverse dimensioni della quotidianità: la mobilità, la cura della persona, l’autonomia nelle attività abituali, il disagio fisico e la dimensione legata ad ansia, depressione e benessere emotivo.
Questo elemento è particolarmente importante perché permette di guardare al trattamento non soltanto attraverso la riduzione dei comportamenti problematici, ma anche attraverso la possibilità di costruire una quotidianità più stabile e sostenibile.
Meno costi per la società
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la valutazione economica.
Gli autori non hanno considerato soltanto la spesa sanitaria e quella dei servizi sociali. L’analisi ha incluso anche i costi del sistema giudiziario, quelli della detenzione e i danni economici collegati ai reati, compresi quelli sostenuti dalle vittime.
Nel corso dei due anni, i costi complessivi sono risultati inferiori nel gruppo che aveva ricevuto il trattamento MBT: circa 38.100 sterline per persona, contro oltre 40.100 sterline nel gruppo che aveva seguito il percorso ordinario.
Il costo per offrire il trattamento, pari a circa 826 sterline a persona, è risultato compensato dai risparmi generati soprattutto dalla riduzione dei giorni di carcerazione e dei costi associati ai reati commessi.
Cosa significa per famiglie, servizi e istituzioni?
Per le famiglie di persone con Disturbo Antisociale di Personalità, questi risultati aprono una prospettiva importante.
Lo studio mostra che percorsi psicoterapeutici strutturati e mirati possono incidere concretamente su comportamenti, qualità della vita e possibilità di reinserimento. Violenza e recidiva non devono quindi essere considerate come esiti inevitabili.
Per servizi, associazioni e istituzioni, i dati offrono anche un’indicazione molto concreta: investire in interventi psicologici basati sulle evidenze nei contesti giudiziari e di comunità può rappresentare una scelta efficace sia dal punto di vista sanitario sia da quello sociale ed economico.
Ridurre l’aggressività significa aumentare la sicurezza delle comunità, sostenere le famiglie e offrire alle persone con percorsi di vita complessi una possibilità reale di cambiamento.
Allo stesso tempo, può contribuire a utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili.
Una prospettiva che va oltre il Disturbo Antisociale di Personalità
I risultati dello studio sono particolarmente significativi per il Disturbo Antisociale di Personalità, una condizione complessa da trattare, ma il lavoro sulla mentalizzazione trova applicazione anche in altri ambiti della salute mentale.
Tra questi rientra anche il Disturbo Borderline di Personalità, per il quale il trattamento basato sulla mentalizzazione viene indicato nel testo come uno degli approcci di cui è stata studiata l’efficacia.
La ricerca offre quindi una prospettiva più ampia: interventi specifici, strutturati e fondati su evidenze scientifiche possono produrre effetti che riguardano contemporaneamente la persona, la famiglia e la comunità.
Investire nella salute mentale significa anche questo: rendere disponibili percorsi capaci di offrire possibilità concrete di cambiamento, anche nelle situazioni considerate più complesse.