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Curare la malattia mentale si può?

22/05/2018

Si è tenuta questa mattina, presso la sede di Club itaca a Milano, una conferenza stampa dal titolo A 40 anni dalla Legge Basaglia. Curare la malattia mentale si può?

Sono passati 40 anni dal 13 maggio 1978, data simbolo di una legge che ha cambiato radicalmente l’approccio alla malattia mentale e al malato, la Legge Basaglia. Una grande rivoluzione che per la prima volta ha messo al centro la persona malata non più considerata come pericolosa e da rinchiudere ma come bisognosa di cure e attenzioni da includere nella società.

Nel nostro Paese la rete dei servizi (Centri di Salute Mentale, centri diurni e strutture residenziali), conta 3.791 strutture con 29.260 dipendenti (57,7 ogni 100 mila abitanti) con grandi differenze da regione a regione: in molte zone non si verifica quel trinomio terapeutico ritenuto fondamentale per guarire dalla malattia mentale, ovvero offrire al paziente supporto psichiatrico a livello farmacologico, psichico a livello emotivo e sociale per favorirne il reinserimento. Molto è delegato al volontariato e alle tante associazioni che si prendono carico di queste persone.

Circa tre milioni e mezzo di persone adulte hanno sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi; di questi, quasi due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d’ansia, 1 milione e mezzo un disturbo affettivo e quasi cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcooliche. Si può stimare che più di otto milioni e mezzo di adulti hanno sofferto di qualche disturbo mentale nel corso della propria vita. [dati istat 2017].

Secondo un rapporto dell’Harvard School of Public Health e del World Economic Forum tra il 2011 e il 2030 il costo delle malattie mentali in tutto il mondo sarà di oltre 16 trilioni di dollari in termini di mancata produzione (in dollari 2010), più di patologie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie croniche e del diabete. I costi diretti e indiretti della malattia mentale, secondo le statistiche OCSE, possono superare il 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL).

Ma quante persone potrebbero riacquistare benessere se fossero curate correttamente e con costanza? Qual è oggi la risposta positiva alle diverse categorie di farmaci?

Ne abbiamo parlato con il Dottor Leo Nahon, già Direttore S.C. Psichiatria 3 presso A.O. Niguarda che ci ha aiutati a capire meglio questi 40 anni e l’importanza svolta dalle associazioni di volontari. Nahon è stato assistente di Franco Basaglia e ora è supervisore dei volontari in Progetto Itaca (www.progettoitaca.org ).

Il Dottor Gianluca Rosso, dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria S Luigi Gonzaga – Clinica Psichiatrica di Orbassano (To), ci ha presentato dati importanti con dati e ricerche effettuate in collaborazione con il Prof. Giuseppe Maina, Ordinario di Psichiatria presso l’Università di Torino che raccontano quanto cambi il mondo per chi si cura correttamente.

Le persone con disturbo bipolare, ad esempio, con una cura adeguata, vedono una riduzione delle ricadute del 55,7%  e se ai farmaci si aggiunge un trattamento psicosociale si rileva un ulteriore minor tasso ricadute del 15% e più dell’80% delle ospedalizzazioni in meno [TUNDO, 2001]

Persone con un disturbo depressivo maggiore seguendo una cura efficace vedono i rischi di ricadute ridotti del 70%   [GEDDES, LANCET, 2003]

Il Prof. Stefano Draghi, Docente di Metodologia della Ricerca Sociale presso l’Università degli Studi di Milano e IULM ha illustrato i dati relativi a un’indagine sull’efficienza dei servizi di salute mentale in tutta Italia attraverso la compilazione di questionari compilati da famigliari, utenti e operatori. Emerge dai questionari una grande esigenza di informazioni e coinvolgimento da parte delle famiglie chi si scontra con una carenza di risorse economiche, di personale e di strutture condivisa dai servizi stessi.

Luca Franzi, Presidente di Progetto Itaca Milano, è un convinto sostenitore dell’importanza del fare ricerca e della divulgazione dei dati per raggiungere l’opinione pubblica. “Siamo convinti che solo con un rigoroso lavoro di informazione e prevenzione sia possibile combattere lo stigma che ancora colpisce chi soffre di malattie della mente. La conoscenza e la prevenzione sono le chiavi per combattere il pregiudizio e per avvicinare alla cura più persone possibili, solo cosi la malattia mentale potrà essere sconfitta.”

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