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#ItacaMovie: la salute mentale attraverso i film. Ragazze interrotte.

18/11/2021

Nel momento in cui arriva una diagnosi, magari una di quelle temute e che fanno paura, come si può definire il proprio io? Come si modifica la nostra identità?

Ragazze Interrotte è un film del 1999 che cerca di rispondere proprio a questa domanda: chi sono io in questo mondo che sembra così spaventoso?

La protagonista del film è Susanna, interpretata da Winona Ryder, una giovane adolescente all’apparenza come tante altre: triste, sola, in una ricerca costante di se stessa quando tutto il mondo intorno a lei sembra crollare. In realtà a crollare è proprio lei, in una dispersione senza confini: il proprio corpo sembra non avere contorno, il tempo non è più reale, la propria identità sembra disperdersi nell’aria come vapore.

Come si possono contenere le proprie emozioni se le proprie mani non riescono a trattenerle, se queste mani non appartengono più al corpo e il corpo stesso sembra non esistere?

Il ritmo del film segue la confusione interiore della protagonista, con salti temporali che sembrano seguire il suo flusso di coscienza: Susanna è trasportata da un evento all’altro tra passato e futuro e non sente il controllo di ciò che fa, non sente il controllo di ciò che è. Anzi, questo concetto le sembra quasi del tutto estraneo e la paura sembra essere l’unica cosa comprensibile.

A Susanna viene fatta proprio una di quelle diagnosi spaventose: disturbo di personalità borderline. E per sua scelta Susanna si allontana dal mondo, entrando in un ospedale psichiatrico in cerca di qualcosa che non sa bene cosa sia, ma che solo in seguito acquisterà un senso: sé stessa.

La vita di Susanna si intreccia a quella di altre giovani donne e in particolare a quella di Lisa, interpretata da Angelina Jolie, un’adolescente definita dalla società come problematica, piena di dolore e di rabbia, che porta il peso di un’altra di quelle diagnosi terrificanti, forse anche perché non capite: disturbo di personalità antisociale.
Al contrario di Susanna, Lisa si aggrappa a questa etichetta e non vuole lasciarla andare, trovando quasi conforto nel sapere che qualcuno le può dire lei chi è e perché si trova al mondo.

La storia di vita delle due ragazze, così come ci suggerisce il titolo, è stata interrotta, sospesa in un momento di attesa, sospesa in quella che sembra una domanda semplicissima ma che in realtà forse richiede la risposta più difficile: “chi sono io?”.


Attraverso Lisa e Susanna riusciamo a vedere come l’accettazione e la guarigione siano due processi interconnessi: la vita non è mai lineare, ma è un percorso che dispiega la nostra storia attraverso alti e bassi continui. E così è anche la guarigione: non è lineare, non è semplice, ma è reale e possibile attraverso l’autentica accettazione di sé. Susanna e Lisa sono complementari, due facce della stessa medaglia, che ci spiegano come salute mentale e società siano strettamente interconnesse tra di loro e come l’accettazione di sé e della propria patologia possa fare tutta la differenza nel processo di guarigione: la consapevolezza di sé, dei propri limiti ma anche dei propri talenti così come quelli del mondo in cui ci troviamo, ci permettono di rendere un po’ meno spaventosa la tanto temuta diagnosi psicopatologica e di capire che è possibile andare avanti.

Perché Susanna non è solo il suo disturbo: Susanna è anche una giovane donna piena di interessi e curiosità, Susanna è anche una scrittrice capace di ridare forma a quel vapore che sembra disperdersi dalla sua mente nell’aria e fuggire via. Mettendo per iscritto il suo mondo interiore, Susanna è capace di dare un senso a quel mondo che sembra non averlo, in un filo continuo che lega il suo universo interiore con ciò che la circonda all’esterno dei confini del suo corpo, che a mano a mano riconquistano una consistenza.

Se Susanna riesce a costruire una propria identità al di là dell’etichetta diagnostica, Lisa sembra ancora essere bloccata nel suo personale e unico momento di attesa, ancora sospesa, incapace (almeno in questo presente) di separarsi dall’unica definizione che riesce a darsi e che le è stata data: quella di sociopatica.

Ed è così che nasce un’amicizia profonda tra le due ragazze, che cercano di trovare loro stesse in un mondo che non sembra fatto per loro. E se Lisa ancora non è ancora pronta ad intraprendere un percorso di accettazione e guarigione per interrompere l’interruzione della sua vita, Susanna invece comprende che un posto nel mondo lo vuole trovare e che è pronta per farlo, anche a costo di costruirselo da sola, perché solo lei può salvarsi, accettandosi consapevole di ciò che può cambiare e iniziando così il processo di guarigione, possibile, ma non lineare.

Articolo di Angelica, https://www.instagram.com/logos_e_psyche/
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